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"Sentenza del TAR Brescia"

Importante sentenza del TAR Brescia: la Regione deve finanziare i servizi sociosanitari secondo le disposizioni dettate dalla Legge; i Comuni devono verificare che ciò accada.

La sentenza TAR Brescia 291 del 13 marzo 2013 ha reso esplicito il dovere in capo al Comune di verificare che i servizi sociosanitari per persone con disabilità siano finanziati – oltre che dal Comune stesso, dalla Regione - nella misura stabilita dalla Legge.Andiamo con ordine.I servizi sociosanitari rivolti alle persone con disabilità rientrano nei LEA (livelli essenziali di assistenza). Per quanto attiene ai servizi attivi in Regione Lombardia stiamo parlando dei CDD (centri diurni), delle CSS (comunità alloggio sociosanitarie) e delle RSD (residenze sociosanitarie per persone con disabilità). Il finanziamento di tali servizi è chiaramente stabilito dalle norme vigenti (DPCM 14.02.20001, DPCM 29.11.2001, Legge 296/2006). Due le tipologie di finanziamento previste:

  • 70% del costo del servizio a carico del fondo sanitario regionale per le strutture diurne o residenziali rivolte a persone con disabilità in condizione di gravità;
  • 40% a carico del fondo sanitari regionale per le strutture residenziali rivolte a persone con disabilità prive del sostegno familiare.

Le restanti quote di finanziamento (rispettivamente 30% e 60%) sono da imputare ai Comuni i quali, in base alle norme vigenti in materia di compartecipazione alla spesa, e in base ai propri regolamenti, possono rivalersi in tutto o in parte sui beneficiari delle prestazioni. Tralasciando qui il complesso e articolato tema della compartecipazione al costo, appare evidente l’importanza del finanziamento del servizio/prestazione a carico del fondo sanitario regionale perché, fermo restando la legittima pretesa di chi gestisce i servizi di essere remunerato per il proprio operato, è chiaro che ogni Euro non versato dal fondo sanitario ricade automaticamente sui Comuni, e quindi sui cittadini (sia che essi siano chiamati a concorrere direttamente alla spesa, e sia che il Comune decida di non chiedere alcuna contribuzione diretta, trovandosi costretto a ripartire il costo del servizio sulla generalità dei cittadini – con incremento tributario – o con riduzione della spesa corrente per altri servizi).

La situazione in Regione Lombardia non appare chiara, almeno non dal punto di vista della certezza, delle cifre e quindi del diritto. Da anni infatti l’ANFFAS chiede alla Regione di esporre i dati di spesa riferiti a ciascuna tipologia di servizio (CDD, CSS, RSD) per verificare che effettivamente il fondo sanitario regionale concorra secondo le percentuali stabilite dalla Legge. Anche in assenza di dati ufficiali che possano “certificare” il corretto comportamento regionale, noi riteniamo che la Regione, da anni (l’introduzione dei LEA risale al 2001) non stia impiegando tutte le risorse necessarie al finanziamento dei livelli essenziali di assistenza, scaricando oneri impropri sui Comuni e sui cittadini. Quel noi riteniamo significa che in questi anni abbiamo raccolto i dati sui prezzi dei servizi, abbiamo rilevato l’entità del finanziamento regionale e in questo modo abbiamo potuto effettivamente renderci conto che, per i servizi sui quali abbiamo condotto la rilevazione (16 CDD, 5 RSD, 12 CSS) si è sempre in presenza di una discreta “evasione” da parte del fondo sanitario regionale (per i CDD il dato medio di distanza tra la “quota 70%” e quella effettivamente erogata è di oltre 13 punti percentuale).

La sentenza 291/2013 affronta l’ennesimo caso di contestazione dei criteri adottati dal Comune di residenza della persona con disabilità. Come detto, in questa news ci interessa evidenziare quanto affermato dai Giudici rispetto al tema del finanziamento dei servizi, che al riguardo affermano: “in primo luogo l’Amministrazione non potrà prescindere da una corretta e completa istruttoria, la quale…da un lato ricostruisca le necessità del soggetto disabile, ne determini il costo e accerti se a fronte di esso possa essere ottenuti contributi maggiori di quelli già versati da altri enti. In proposito dovrà essere tenuta presente l’effettiva natura, sanitaria o socio-assistenziale, delle spese da sostenere; il Comune poi dovrà anche tenere conto dell’onere ad esso spettante, di attivarsi presso altri Enti, in particolare la Regione, per ottenere eventuali rimborsi di spettanza”. Pur non menzionando in questo passaggio i LEA, risulta evidente la natura della prestazione in quanto i servizi fruiti dalla persona con disabilità rientrano in tale categoria, trattandosi di CDD e di CSS.

Anche alla luce di questa sentenza, ANFFAS Brescia, per il tramite di ANFFAS Lombardia, porrà nuovamente all’attenzione della Regione Lombardia il problema del rispetto delle norme vigenti in materia di livelli essenziali di assistenza. In attesa di ciò, invitiamo i cittadini, ma soprattutto i Comuni a pretendere che la Regione dimostri il rispetto delle norme e che, in caso di inadempienza, si agisca per il rispetto delle regole.

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