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"Sentenza TAR Veneto"

TAR VENETO: il concorso alla spesa a carico del cittadino/utente deve basarsi solo sulla condizione economica dell'assistito

Il TAR del Veneto ha stabilito, con la sentenza del 3 febbraio 2012 n. 132 (Giudici della Terza Sezione), che in caso di ricovero di una persona non autosufficiente con oltre 65 anni di età si debba considerare, ai fini del pagamento della retta, solo la condizione economica della persona, senza coinvolgere altri parenti.

La “storia” in sé è semplice, oltre che frequente:

  • la persona divenuta anziana e in condizioni di non autosufficienza viene ricoverata in una struttura residenziale;
  • il Comune (Verona), in forza del proprio regolamento, non interviene ad integrare la retta se non in caso di indigenza, prevedendo il coinvolgimento dei parenti cosiddetti obbligati agli alimenti
  • i figli sottoscrivono l’impegno al pagamento delle rette (probabilmente in condizione “obbligata”…o firmi l’impegno al pagamento della retta, o non si effettua il ricovero)
  • La storia poi si svolge e si conclude così: vengono pagate le prime fatture, si sollevano (da parte di uno dei figli) le contestazioni al regolamento comunale, si effettua il ricorso, i Giudici emettono la sentenza, il regolamento comunale viene annullato limitatamente alla parte in cui, relativamente alle situazioni previste dalla Legge (art. 3 comma 2 ter D.Lgs. 109/1998), non si teneva conto della situazione economica del solo assistito. E la storia, per il momento, finisce qui.
  • una storia, come già detto, simile a tanta altre storie di cui da tempo le Associazioni (l’ANFFAS in particolare) si occupano. Perché parlarne allora? Per una serie di motivi:

il primo è che la sentenza chiarisce e rafforza un principio: l’immediata applicabilità della Legge del 1998 (modificata nel 2000) relativa alla valutazione della condizione economica del solo assistito, chiarendo anche (se mai ce n’era bisogno) che in presenza delle specifiche condizioni indicate dalla Legge (persona con disabilità in condizione di gravità ai sensi dell’art. 3 comma 3 della L.104/1992 e anziano ultra 65enne non autosufficiente) non sussistono le condizioni per le quali il Comune possa invocare il coinvolgimento dei parenti obbligati agli alimenti

il secondo motivo per il quale è opportuno parlare di questa “storia” è legata alla annunciata riforma dell’ISEE, prevista dal decreto “salva Italia” di cui abbiamo parlato nel numero ZERO della nostra newsletter. Un modo per tenere alta l’attenzione e per ribadire che l’annunciata riforma dovrà tenere conto dei numerosi e ben motivati pronunciamenti della Magistratura ai diversi livelli (comprese le importanti e determinanti sentenze del Consiglio di Stato). Pronunciamenti che hanno via via introdotto elementi di merito che vanno al di là della specifica azione interpretativa della Legge in materia di ISEE: dignità intrinseca, autonomia individuale e indipendenza della persona con disabilità, logicità, proporzionalità e ragionevolezza, oltre, per concludere, il principio della concertazione con le Associazioni rappresentative degli interessi delle persone con disabilità (su tali aspetti generali si veda anche il pronunciamento del Consiglio di Stato – sezione seconda – adunanza di sezione del 20 aprile 2011 numero 03817/2011. Nelle motivazioni si dà ampio spazio ai principi di cui all’art. 3 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità).

Ma c’è un terzo motivo che ci ha spinto a parlare di questa “storia”. La considerazione è constatare, per l’ennesima volta, la preoccupante e crescente distanza che c’è tra i cittadini e le Istituzioni (in primo luogo il Comune, posto alla base della piramide istituzionale che costituisce la Repubblica – art. 114 della Costituzione). Una distanza che misuriamo con la difficoltà di attivare e mantenere quelle prassi di confronto e concertazione che dovrebbero costituire il naturale esito dei principi della sussidiarietà e della partecipazione. Una distanza che misuriamo con la difficoltà di vedere rispettati i propri diritti e non riuscire a trovare forme diverse da quelle del ricorso ai Giudici. Una distanza da misurare con la deriva “amministrativa” che sempre di più sta condizionando e determinando le politiche sociali, in nome della crisi delle risorse. Certo, una crisi vera, reale, seria e profonda, ma che, proprio per questo, dovrebbe avviare un processo di ripensamento sulle priorità che dovrebbero determinare le scelte delle Istituzioni e delle comunità territoriali. Una distanza che sarebbe ora di ridurre, anzi, di azzerare, pena il prolungarsi e il moltiplicarsi non solo dei contenziosi (il male minore), ma, soprattutto, delle iniquità e delle discriminazioni a danno dei gruppi di cittadini più vulnerabili (il male peggiore).

Per approfondimenti: www.handylex.org

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