Una recente ricerca condotta da Erickson mostra un dato che fa riflettere: oggi il 27% degli insegnanti si dice favorevole alle classi speciali per gli alunni con disabilità. Nel 2023 questa percentuale era del 17%.
Alla base di questa posizione non c’è il rifiuto dell’inclusione, ma la fatica di metterla in pratica ogni giorno. Molti insegnanti segnalano classi numerose, poche risorse e sostegni spesso insufficienti. Dalla ricerca emerge però anche un altro aspetto importante. Secondo gli intervistati, l’inclusione funziona meglio quando ci sono: relazioni positive, collaborazione, condivisione e una buona comunicazione tra colleghi.
La posizione di Anffas
Anffas Nazionale ha commentato questi dati ricordando che rinunciare all’inclusione significherebbe rendere le persone con disabilità invisibili.
Le difficoltà del sistema scolastico sono reali e non vanno negate. Ma questo non vuol dire che il modello inclusivo sia sbagliato. Tornare alle classi speciali sarebbe un passo indietro, sia dal punto di vista culturale che dei diritti.
La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità afferma che l’istruzione deve essere inclusiva e non separata. Inoltre, in molte scuole italiane esistono già buone pratiche di inclusione, che dimostrano che un’altra scuola è possibile.
Per Anffas, la strada da seguire è chiara: non separare, ma rafforzare i sostegni. Creare classi speciali non migliora la qualità dell’istruzione, ma rischia di aumentare l’invisibilità sociale delle persone con disabilità.
Per approfondire: https://www.vita.it/tornare-alle-classi-speciali-sarebbe-un-fallimento/
Le classi speciali? Favorevole più di un insegnante su quattro



